Stop Killing Games: la Commissione Europea boccia la proposta ma la battaglia continua
Il movimento Stop Killing Games, nato per tutelare il diritto dei videogiocatori a mantenere accessibili i giochi acquistati anche dopo la cessazione del supporto da parte degli editori, ha subito una battuta d’arresto. La Commissione Europea ha infatti dichiarato di non poter imporre un obbligo legale volto a garantire la giocabilità dei titoli dopo la loro dismissione commerciale.
Cos’è Stop Killing Games
Creato da Ross Scott, noto anche come Aur Farms, il movimento ha raccolto oltre 1,3 milioni di firme da almeno sette Paesi membri dell’UE, sfruttando uno strumento di proposte legislative europee. La richiesta principale era che i giochi restassero accessibili nella loro versione finale anche dopo lo spegnimento dei server o la cessazione del supporto, senza tuttavia prevedere aggiornamenti continui.
La posizione della Commissione Europea
La Commissione ha motivato il rifiuto citando la tutela della proprietà intellettuale, affermando che i detentori dei diritti devono poter gestire liberamente le proprie opere. Tuttavia, ha annunciato l’intenzione di avviare entro la fine del 2026 un tavolo di confronto con l’industria e i consumatori per elaborare un codice di condotta sul fine vita dei videogiochi. Inoltre, le norme esistenti a tutela dei consumatori impongono informazioni trasparenti sulla durata dei servizi e prevedono rimborsi proporzionati in caso di interruzioni anticipate.
Il proseguimento della battaglia al Parlamento Europeo
Nonostante la bocciatura, Ross Scott e Stop Killing Games non intendono fermarsi. La strategia è ora focalizzata sul Parlamento Europeo, dove si punta a inserire le istanze del movimento nel Digital Future Act, una legge in fase di approvazione che gode già del sostegno di almeno 45 europarlamentari e della maggioranza parlamentare. Questo passaggio è ritenuto più efficace rispetto all’iter presso la Commissione.
Un’occasione per riconsiderare il concetto di proprietà digitale
La vicenda di Stop Killing Games solleva il tema centrale della proprietà dei giochi digitali. Acquistare un gioco non significa quasi più possederlo in senso tradizionale, ma piuttosto ottenere una licenza che può essere revocata o limitata. Casi come quello di The Crew di Ubisoft, dove il servizio è stato interrotto lasciando i giocatori senza accesso nonostante l’acquisto, evidenziano questa contraddizione.
Parallelamente, fenomeni legati a giochi live service mostrano come alcuni titoli, dopo la loro dismissione, evolvano in versioni single player o altre forme, offrendo nuovi modelli di fruizione. Il dibattito resta quindi aperto e complesso, tra esigenze di mercato, diritti dei creatori e tutela dei consumatori.
La battaglia di Stop Killing Games potrebbe rappresentare un primo passo verso una regolamentazione più chiara e vincolante riguardo alla gestione del fine vita dei videogiochi, aprendo così nuovi scenari per la cultura digitale e i diritti dei videogiocatori in Europa.


















































































































































































































